Il "Manuale di SEO Gardening" di Francesco Margherita letto da un copywriter

Il “Manuale di SEO Gardening” letto da un SEO copywriter

Ho comprato il Manuale di SEO Gardening quest’inverno, ma son riuscito a leggerlo per intero solo qualche giorno fa. Mi è piaciuto veramente molto! Sì, perché l’approccio alla SEO di Francesco Margherita è diverso: e di questo ci avverte lo stesso autore fin dalle prime pagine. Ciò che mi ha colpito del libro, in particolare, è lo sguardo sociologico che solo un sociologo (come lui) può avere nei confronti di Google.

Di recensioni, opinioni e discussioni sul Manuale di SEO Gardening ne troverai tante a giro per il web. Ciò che mi preme sottolineare oggi, invece, sono alcuni aspetti che interessano direttamente il SEO copywriter. Ecco, quindi, qualche riflessione decisamente personale, spero non banale e mi auguro utile per chi fa il mio stesso mestiere, e non solo. Partiamo con la prima!

Non si vive di solo codice

Evviva! Per la prima volta troviamo un SEO che non ti propina la solita SEO concepita come un concentrato di codice HTML, sigle “strane” e concetti ingegneristici cui un umile mortale non deve neanche volgere lo sguardo. Leggendo il Manuale di SEO Gardening, invece, ho capito che sono un po’ meno lontano dal mondo SEO di quanto immaginassi appena dieci giorni fa. Perché la SEO, intesa come comprensione dei fenomeni sociologici riguardanti il web, è roba anche per chi tutto il giorno scruta Google e il suo meraviglioso mondo. Fatto di interazioni umane e tendenze, contributi multimediali e ricerche incrociate. È roba anche per chi poi deve scrivere. Insomma, è roba anche per i copywriter. Evviva!

La curiosità è donna, copywriter e a quanto pare anche SEO

Mi piace molto l’approccio sociologico alle SEO di Francesco Margherita. Ok, l’ho già detto, e quindi mi sono ripetuto. Però se uno tra i SEO italiani più in voga del momento ci dice che bisogna annullare il proprio ego per comprendere a fondo la realtà della rete, io mi esalto! Perché è ciò che facciamo noi copywriter quando dobbiamo creare un testo destinato al web, riguardante un argomento di cui non sappiamo una beneamata cippa. Cosa facciamo in questi casi? Curiosiamo e cerchiamo, senza pregiudizi e annullando il più possibile l’occhio critico che è in noi. Insomma, saggiamo le tendenze del web con saggezza (ok, diciamo che ci proviamo!).

Key density? Sì, no, ni

Personalmente nella “scrittura per i motori di ricerca” non ho mai considerato valido il concetto di key density. E in questo la fortuna mi ha aiutato: raramente, infatti, ho avuto clienti che mi imponevano di scrivere con rigore scientifico X volte la keyword in un testo di Y parole. Nel libro, invece, l’ipotesi della validità della key density non viene del tutto scartata. Ma a una condizione: che si consideri il numero di volte che quella parola chiave compare non fine a se stesso, ma sempre in relazione ad altre parole co-occorrenti. Detto in maniera più semplice, noi possiamo anche allargarci con il numero di keyword in un testo, purché ogni volta che si scrive tale parola chiave si affronti un argomento (o topic) differente. Per intercettare il maggior numero di query di ricerca interessanti, ovviamente.

Facendo un esempio, se la mia bella keyword è “paella”, va bene ripetere questa parola un certo numero di volte nel corrispondente testo. Purché ogni volta si associ a un aspetto differente della specialità spagnola. Se nel primo paragrafo parlerò in maniera generica della paella, nel secondo posso associare la parola al termine “storia”, analizzando così le origini di questo piatto. Il successivo paragrafo, poi, posso intitolarlo “Zone di diffusione della paella” e dedicarlo ai Paesi in cui viene abitualmente consumata. In quest’ottica, forse, la key density ha ancora un senso…

Contenuti lunghi? Ecco la verità!

Strettamente legato al concetto di key density c’è anche il discorso della lunghezza dei testi. Quante volte noi copywriter ci preoccupiamo di fare un testo lungo, composto da centinaia (se non migliaia) di parole chiave? Tante! E perché? Ma per chiedere più soldi ai nostri clienti, naturalmente! Scherzi a parte, spesso lo facciamo perché così ci è stato insegnato da piccoli. E basta.

Nel libro di Francesco Margherita, invece, ho individuato una motivazione assai convincente: perché scrivendo tante parole, aumentano le possibilità di affrontare più topic legati alla parola chiave principale, e di comparire in diverse SERP di Google. Concetto, questo, da tenere sempre in considerazione. Ok, questa nuova nozione me la spendo con il prossimo cliente (al quale, ovviamente, potrò chiedere ancora più soldi :)).

Sul web, scrivi semplice!

Chi ha appreso anche solo i rudimenti del web writing sa che questo tipo di scrittura differisce completamente dalla scrittura “tradizionale” su carta. Decine di guide tematiche, e il solito Jakob Nielsen, ci ricordano che sullo schermo di un computer o di uno smartphone leggere è assai stancante.

Nel Manuale di SEO Gardening, invece, si parla di un altro motivo per “farla semplice” e scrivere un testo che sia il più lineare possibile, riducendo al minimo l’uso di figure retoriche, espressioni idiomatiche e slang. Non perché il lettore non sia in grado di comprendere una metafora o interpretare un modo di dire tutto italico. Ma perché, udite udite, è Google che spesso non ci riesce! L’autore, infatti, ci spiega che Google.com (quello usato dagli americani in America) funziona molto meglio della versione italiana. Il “nostro” Google è rimasto un pochino indietro e fa ancora fatica a interpretare i nostri modi di dire e le semplici metafore.

Che bisogna fare, quindi, per rendere un testo il più possibile comprensibile, e quindi apprezzabile, da parte del gigante di Mountain View? C’è una regola empirica che richiede l’uso di Google Translate. Prova a tradurre in inglese (che, non dimentichiamoci, è la lingua madre di Google) una frase che hai scritto per il web: se la traduzione è abbastanza comprensibile, sei sulla strada giusta. Se, invece, vien fuori una sorta di accozzaglia di termini che non filano, allora dovrai semplificare ancor più la struttura del testo, anche a costo di redigere una frase piatta e ai limiti del banale. Triste, vero?

Noi SEO copywriter possiamo cambiare il mondo (di Google) anche off-site?

Nel Manuale di SEO Gardening si parla anche di semantica. Anzi, si parla soprattutto di semantica: sia lessicale, cioè legata alle parole, che frasale in quanto applicata alla frase nel suo complesso. Per saperne di più su questo argomento vai su Google, scrivi “SEO semantica” e avvia la ricerca: non farai fatica a trovare l’omonimo tag del blog SEO Garden. Dammi retta, fallo subito, così potrai comprendere meglio ciò che sto per dirti! Tranquillo, l’ho già fatto io per te: ecco il link!

Mi domandavo: possiamo cambiare il mondo di Google? Un po’ sì. L’autore a tal proposito fa un esempio illuminante che riguarda l’ortodonzia invisibile, parola chiave gettonata nei siti dei dentisti italiani e per la quale è ogni giorno più difficile competere. Stiamo parlando degli apparecchi per i denti, tanto per intenderci, le cui recenti versioni permettono di renderli praticamente invisibili.

Bene, frequentando i vari forum tematici si scopre che alcune discussioni riguardano l’ansia e l’imbarazzo provate da chi mette l’apparecchio per i denti. Francesco Margherita nel libro suggerisce di creare dei contenuti in cui si parla di ansia e imbarazzo legati all’ortodonzia invisibile. Un topic nuovo, ci verrebbe da dire. Un concetto latente, lo definisce con maggiore accuratezza l’autore. Cioè non ancora “secolarizzato” da Google. E noi possiamo contribuire a renderlo esplicito! Come?

L’autore ci suggerisce di entrare nei forum già visitati, gli stessi che ci hanno dato l’ispirazione. Ma questa volta con la seria intenzione di animare discussioni in cui si parla di questi aspetti: cioè dell’ansia e dell’imbarazzo di chi indossa un apparecchio per denti. In questo modo Google inizierà a prendere in considerazione questi due concetti latenti relativi alla parola chiave “ortodonzia invisibile”. Ecco, quindi, che noi copywriter possiamo essere protagonisti e cambiare la percezione di Google. E avvicinare, in qualche modo, il mondo dell’offerta (i contenuti) con quello della domanda (le ricerche effettuate su Google). Fico, no?

Insieme si vince!

Scopro l’acqua calda se affermo che “l’unione fa la forza”, se ribadisco che “insieme si vince”, e se continuo con frasi fatte del genere. Nella SEO, però, a quanto pare queste affermazioni hanno un peso specifico molto alto. Mi spiego.

Francesco Margherita è assai convincente quando affronta questo tema, perché parla in prima persona e ci mette la faccia. Anzi, il blog. In particolare ci racconta di come il suo SEO Garden ha letteralmente spiccato il volo dopo aver iniziato a coinvolgere gli altri SEO italiani in appassionanti discussioni e periodiche interviste. Dopo, cioè, aver iniziato a fare ciò che il comune buon senso ci porterebbe a non fare: citare i “nemici” nei suoi articoli, e addirittura ospitarli nel proprio sito. Ma da buon sociologo quale è, Margherita sa che parte del suo successo è venuto proprio dall’interazione con i suoi colleghi. E, da conoscitore della storia, evidenzia un dato di fatto: le grandi civiltà sono tramontate quando hanno iniziato a erigere attorno a loro stesse dei muri (fisici e mentali). Figuriamoci cosa succederebbe a un semplice professionista del web!

E noi copywriter, perennemente chiamati a comunicare, non dovremmo forse far capire ai nostri clienti che molto spesso l’unione può veramente fare la forza? Io ci sto già provando: e infatti ho iniziato a pubblicare la prima di (spero) una lunga serie di interviste.

I contenuti di qualità e la link earning

L’autore del Manuale di SEO Gardening parla inevitabilmente di link building, link baiting e link earning. Nel libro traspare una moderata tolleranza verso la “costruzione di link”, si nota una certa avversione nei confronti dei link guadagnati con l’inganno (link baiting), mentre si elogia apertamente il link naturale ottenuto con tanta fatica e sudore.

Già, la link earning. Nella SEO, il coronamento di un sogno. E qui il ruolo che gioca il copywriter è veramente cruciale. Perché guadagnarsi dei link naturalmente significa aver azzeccato il piano editoriale e i topic nelle varie sezioni, e vuol dire essersi magnificamente distinti dalla concorrenza, specialmente se agguerrita. Modestie a parte, tutta roba per noi scribacchini…

Conclusioni

Ecco le mie personali considerazioni sul libro Manuale di SEO Gardening. Ce ne sarebbero molte altre da fare. Lo so. Ma per oggi mi fermo qui.

Anzi, voglio chiudere con una domanda, cui rispondo io e alla quale vorrei che rispondessi anche tu: come ne esce un copywriter da questo libro? Dal mio punto di vista, più forte e consapevole di poter dare ogni giorno un notevole contributo al successo SEO di un sito.

Insomma, dopo aver letto il libro posso affermare a testa alta che“content is King”. Perché ora c’ho pure le prove! Tu che ne pensi?

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