Stile e tono di scrittura sul web

Lo stile conta quanto le parole

Qualche tempo fa ho avviato una collaborazione con un cliente che fornisce particolari prodotti a parrucchiere ed estetiste. Per rispettare la sua privacy, rimarrò sul vago per quanto riguarda i prodotti da lui venduti, e lo chiamerò con un nome arbitrario: Mario.

Come dicevo, Mario si rivolge a un target molto specifico: la quasi totalità dei suoi clienti, infatti, è composta da parrucchiere ed estetiste.

Insomma, il suo cliente ideale è la classica parrucchiera che lavora da sola, o al massimo con poche collaboratrici al fianco, e l’estetista ogni giorno alle prese con cerette e manicure.

Cosa dovevo fare per questo cliente?

Mario si è rivolto a me per la scrittura di alcuni post Facebook, da mostrare a chi visita la sua fan page e ai potenziali clienti, quest’ultimi raggiunti attraverso delle campagne promozionali mirate.

Bene, dopo un paio di lunghe chiacchierate al telefono, Mario mi invia i suoi spunti da trasformare in post.

Come al solito, mi prendo qualche giorno di tempo e, dopo averci lavorato, gli giro le prime bozze di questi post Facebook.

Dopo un giorno, Mario mi scrive dicendo che stava per mandarmi un’email, ma che avrebbe desiderato sentirmi prima per telefono.

La telefonata è stata, per il primo minuto, una serie di premesse attraverso le quali ci teneva a dirmi che non voleva insegnarmi il mestiere, né sminuire il valore delle bozze che gli avevo girato.

Soltanto in un secondo momento, mi ha detto che i post dal punto di vista dei contenuti andavano anche bene, ma che bisognava modificare totalmente lo stile di scrittura.

Per quale motivo? Perché erano scritti con uno stile che a giudizio di Mario era troppo “formale e difficile da comprendere”.

Ma c’è di più: Mario aveva fatto leggere alcune bozze al figlio di un suo vicino, che frequenta le scuole elementari, con un verdetto che non lasciava scampo a equivoci: questo bambino non aveva compreso quasi nulla di ciò che avevo scritto!

Durante la telefonata, Mario mi ha spiegato che aveva compreso vari aspetti dei suoi clienti, dopo oltre 20 anni di vendita in questo settore: a questi professionisti bisogna parlare con un linguaggio semplice, facilmente comprensibile, alla portata di tutti!

A questo punto dell’articolo, urge una precisazione che non lasci adito a interpretazioni totalmente errate: né io né Mario sosteniamo che le parrucchiere e le estetiste siano poco più che delle analfabete, poco inclini a comprendere uno stile di scrittura leggermente elaborato.

Il discorso è un altro: per entrare in sintonia con loro bisogna parlagli in maniera diretta, senza tanti giri di parole, utilizzando un linguaggio semplice. Proprio come avviene dalla parrucchiera, quando si (s)parla di qualcuno o si commentano le ultime novità gossip.

O allo stesso livello lessicale delle conversazioni che il cliente tiene con l’estetista che gli sta sistemando le unghie. Semplice. Diretto.

La semplicità anche per altre ragioni…

Ma c’è di più: Mario mi diceva che molte professioniste non hanno il computer in negozio e l’unico modo per navigare nel web è quello di utilizzare lo smartphone.

Questo aspetto non fa che giustificare una scrittura semplice e diretta, con informazioni che si devono ottenere e “digerire” in pochi secondi, attraverso uno schermo piccolo e nei pochi minuti liberi tra un cliente e l’altro.

Cosa è successo dopo?

Una volta preso atto di questa verità, il passo successivo è stato quello di riscrivere totalmente i post secondo le indicazioni di Mario, non prima di aver attentamente visionato blog e pagine Facebook che si rivolgono a questo tipo di clientela.

Ed effettivamente ciò che ho notato è stato un linguaggio assai semplice e lineare, con frasi mediamente lunghe e con pochissimi incisi.

Cosa ho imparato da questa esperienza?

Più che imparare, attraverso questa esperienza Mario mi ha ricordato le basi del mio lavoro, nonché uno dei punti fondamentali per fare bene un testo: parlare la stessa lingua delle persone a cui ci stiamo rivolgendo E, ancor prima, conoscere con precisione il nostro target di riferimento.

Proprio come se fossimo dinanzi a loro: in questo caso all’interno del loro salone di bellezza, in procinto di una ceretta o di rifarci una nuova acconciatura…

 

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