Norme redazionali per il web

Le norme redazionali (e i diamanti) sono per sempre!

Lo ammetto, il titolo è decisamente a effetto, ma non si allontana molto dalla realtà. Per due motivi. Ecco il primo: perché le norme redazionali, in qualsiasi progetto web che preveda la creazione di contenuti, sono preziose. Non quanto un diamante De Beers, ma quasi. E poi per via della loro longevità: una volta create, possono rimanere in vigore per moltissimo tempo, senza essere ritoccate. Ma vediamo nel concreto in cosa consistono queste benedette norme redazionali.

 

Norme redazionali: cosa sono e a che servono

Le norme redazionali sono l’insieme delle regole scelte da una casa editrice, un quotidiano, un’università, un’organizzazione o una web agency. Queste norme possono riguardare l’uso dei grassetti, dei corsivi o delle maiuscole, il corretto utilizzo della punteggiatura e dei segni paragrafematici in generale (quelli che noi chiamiamo segni grafici, ma non diciamolo alla Treccani!) e altro ancora.

Le norme redazionali vanno distinte dalle guide di stile, anche se in alcuni punti è difficile trovare una netta differenza. Le guide di stile, come suggerisce il complemento di specificazione, raccolgono suggerimenti e raccomandazioni per scrivere con un tono e uno stile uniformi. Ci ritorneremo in un altro post, lo prometto.

Se fai una ricerca su Google, digitando “norme redazionali”, vedrai decine di SERP zeppe di norme redazionali riguardanti case editrici più o meno grandi, quotidiani cartacei e online, atenei universitari. Se hai un po’ di tempo per leggerne velocemente qualcuna, ti accorgerai di una cosa: non ne troverai mai due completamente uguali. E qui arriviamo al primo punto fondamentale riguardante le norme redazionali. Cioè questo: ci sono regole che attingono alla grammatica e all’ortografia, alle quali volente o nolente dovrai attenerti. Altrimenti scatta l’errore, che molto spesso fa rima con orrore. Ma ci sono norme che, invece, sono completamente soggettive. Le vedremo tra poco. L’importante è che, una volta stabilite, le si rispettino. Punto.

 

Le norme redazionali “chiuse”

Tornando alla prima categoria di norme redazionali, queste coincidono con le regole grammaticali e ortografiche. Ad esempio, scrivere si senza l’accento per rispondere affermativamente a una domanda non è una mera questione di gusto, ma un errore piuttosto fastidioso. Lo stesso dicasi per scritto con l’accento invece che con l’apostrofo. Oppure la usato per indicare un luogo distante da noi, ma senza l’accento grave. Insomma, su questa categoria di norme redazionali c’è ben poco da negoziare, in quanto l’unica cosa che rimane da fare e rispettarle. Basta.

 

Le norme redazionali “aperte”

Sono quelle che non metteranno mai d’accordo i professionisti che vivono di parole: giornalisti, copywriter, redattori tecnici. Non perché si cerchi a tutti i costi lo scontro di opinioni, ma perché non c’è una regola unica. Ed è proprio in questi casi che si apprezza di più il valore delle norme redazionali.

 

Chi ha bisogno di queste norme?

Prendiamo il caso di un copywriter a stretto contatto con una web agency. In casi come questo, costui curerà i contenuti destinati al web. Ma su uno stesso sito non scrive solo il copywriter. Ad esempio ci ficcherà qualche parola l’account, magari nel footer per indicare i dati fiscali del cliente. Poi sarà la volta del web design che, in preda a un impeto di creatività, ti forgia e inserisce di getto l’headline dell’anno, quella cui il copywriter sta pensando da un mese. E, ancora, ci sarà lo sviluppatore web che vuole lasciare il proprio “marchio di fabbrica” all’interno del sito, sotto forma di parole.

Insomma, sono varie le figure professionali che come api ronzano attorno al sito non ancora online. Detto ciò, mi sembra chiaro che attenersi a una serie di norme redazionali da tutti condivise sia vitale. Poiché farà risparmiare ore di lavoro a chi dovrà revisionare tutti i contenuti (cioè il copywriter!).

 

Le principali norme redazionali su cui mettersi d’accordo

Quelle “chiuse” le ho già citate. Se vuoi avere un’idea degli errori più comuni in italiano da evitare, allora guarda questo post così ti rinfreschi un po’ la mente e la grammatica.

Le altre, invece, riguardano ad esempio l’uso delle maiuscole. A parte i casi imposti dalla grammatica italiana, ci sono contesti in cui la maiuscola viene messa oppure omessa, in base alle preferenze di chi scrive. Ad esempio, io scrivo Via Mazzini con la v maiuscola, altri invece adottano uno stile “minimalista” per cui usano la maiuscola solo per il nome proprio. Cosa? Stai dicendo che via va scritto sempre e comunque in minuscolo? Un’obiezione del genere me l’aspettavo, per questo non mi trovi impreparato! Dai uno sguardo a Il nuovo salvalingua di Valeria della Valle e Giovanni Adamo. I due autori lasciano piena libertà di coscienza per le parole via, viale, piazza, strada che precedono il nome proprio.

Un altro esempio riguarda l’uso del grassetto, vitale per migliorare la leggibilità di un testo e aumentare l’efficacia SEO se le parole viaggiano sul web. Bene, alcune norme redazionali addirittura le rinnegano, mentre io lo adoro purché non se ne abusi.

Ecco altri punti controversi, sui quali è cosa buona e giusta fare chiarezza una volta per tutte:

  • Il corsivo, quando e per quali parole va usato?
  • Quando si usa il sottolineato? Sul web io lo abolirei per decreto, crea confusione con le parole cliccabili!
  • Tra le ore e i minuti ci vanno i due punti o il punto? Io scrivo 08:30 e non 08.30 (come invece fa la Rai).
  • Si scrive email o e-mail? Io tolgo il trattino e via!

Conclusioni

Ci sono mille altri dubbi da dissolvere una volte per tutte, fidati. Quindi accetta questo consiglio: butta giù una lista di domande di questo tipo. E una volta che hai trovato le risposte, rispetta le norme redazionali che hai stilato e falle rispettare. Sempre!

 

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